FAQ

FAQ ECM


- Assistente sanitario
- Biologo
- Chimico
- Dietista
- Educatore professionale
- Farmacista
- Fisico
- Fisioterapista
- Igienista dentale
- Infermiere
- Infermiere pediatrico
- Logopedista
- Medico chirurgo
- Odontoiatra
- Odontotecnico
- Ortottista/assistente di Oftalmologia
- Ostetrico
- Ottico
- Podologo
- Psicologo
- Tecnico Audiometrista
- Tecnico Audioprotesista
- Tecnico della fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare
- Tecnico della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro
- Tecnico della riabilitazione psichiatrica
- Tecnico di neurofisiopatologia
- Tecnico ortopedico
- Tecnico sanitario di radiologia medica
- Tecnico sanitario laboratorio biomedico
- TNPEE
- Terapista occupazionale
- Veterinario

Per ogni triennio, il professionista sanitario dovrebbe acquisire 150 crediti ECM. Ogni anno, come regola generale, vanno acquisiti 50 crediti ECM. Il regolamento ECM prevede che:

1. il 50% del debito formativo annuo (25 crediti ECM) sia acquisito nell’anno di competenza;
2. il rimanente 50% (25 crediti ECM) possa essere ottenuto con corsi effettuati in eccedenza l’anno precedente o quello successivo.

Quindi in un anno possono essere acquisiti da un minimo 25 crediti ECM a un massimo di 75 crediti ECM in base alle esigenze formative del singolo professionista.

Il corso deve riportare il codice identificativo che è composto da 2 numeri divisi da un trattino. Il primo identifica il numero di accreditamento del provider mentre il secondo identifica lo specifico evento. Esempio 704 – xxxxxx (n. attribuito al corso). Si può verificare la corrispondenza direttamente sulla banca dati Eventi dei provider sul sito di Agenas.

Nessuna. I crediti possono essere acquisiti solo con il 100% di presenza.

Secondo la normativa, i crediti erogati da Provider accreditati dalla Commissione Nazionale ECM sono validi su tutto il territorio nazionale.

In base ai “Criteri per l’assegnazione dei crediti alle attività ECM approvato dalla Commissione nazionale per la formazione continua il 13 gennaio 2010″ – pag.6 – pag.15 – nota 4, per la tipologia 2 (res:convegni, congressi, simposi, conferenze), la tipologia 5 (fsc:gruppi di miglioramento), la tipologia 6 (fsc:ttività di ricerca),la tipologia 10 (docenza e tutoring) il numero massimo di crediti acquisibili non può eccedere, complessivamente, il 60% del monte crediti triennale ottenibile da un singolo professionista sanitario (n.90 crediti formativi su 150).

Gli operatori sanitari possono conseguire al massimo 1/3 dell’intero ammontare di crediti del triennio attraverso la partecipazione ad eventi formativi su invito diretto di aziende produttrici o distributrici di dispositivi medici (Sponsor). I restanti 2/3 di crediti devono essere conseguiti attraverso la partecipazione a eventi formativi senza invito diretto da parte delle Aziende (Sponsor).

Ogni operatore ha il compito di tenere il conto dei crediti acquisiti ed è sua responsabilità il raggiungimento della quota prevista annuale/triennale. La verifica della certificazione dei crediti formativi spetta all’Ordine o il Collegio o all’Associazione professionale competente che utilizza i dati trasferiti dal Consorzio Gestione Anagrafica Professioni Sanitarie - CoGeAPS. 

È esonerato dall’obbligo dell’E.C.M.:

 • personale sanitario che frequenta, in Italia o all’estero, corsi di formazione post-base propri della categoria di appartenenza (corso di specializzazione, dottorato di ricerca, master, corso di perfezionamento scientifico e laurea specialistica, previsti e disciplinati dal Decreto del MURST del 3 novembre 1999, n. 509, pubblicato nella G.U. n. 2 del 4 gennaio 2000; corso di formazione specifica in medicina generale, di cui al Decreto Legislativo 17 agosto 1999, n. 368, emanato in attuazione della Direttiva 93/16/CEE in materia di libera circolazione dei medici e di reciproco riconoscimento dei loro diplomi, certificati ed altri titoli; formazione complementare es. corsi effettuati ai sensi dell’art. 66 “Idoneità all’esercizio dell’attività di emergenza” di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 28 luglio 2000 n. 270 Regolamento di esecuzione dell’accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale; corsi di formazione e di aggiornamento professionale svolti ai sensi dell’art. 1, comma 1, lettera d) “Piano di interventi contro l’AIDS” di cui alla Legge 5 giugno 1990, n. 135, pubblicata nella G.U. n. 132 dell’8 giugno 1990 per tutto il periodo di formazione (anno di frequenza);

• coloro che usufruiscono delle disposizioni in materia di tutela della gravidanza di cui alla legge 30 dicembre 1971, n. 1204 (astensione obbligatoria), e successive modificazioni;

• i soggetti che usufruiscono delle disposizioni in materia di adempimento del servizio militare di cui alla legge 24 dicembre 1986, n. 958, e successive modificazioni; si precisa che occorre conservare la documentazione comprovante la facoltà della fruizione dell’esonero, data l’impossibilità di frequentare i corsi. L’esonero dall’obbligo di acquisire i crediti è valido per tutto il periodo (anno di riferimento) in cui i soggetti interessati usufruiscono o sono assoggettati alle predette disposizioni;

Occorre specificare che nel caso in cui il periodo di assenza dal lavoro ricadesse a cavallo di due anni, l’anno di validità per l’esenzione dai crediti sarà quello in cui il periodo di assenza risulta maggiore. Ad esempio: se l’astensione obbligatoria cade nel periodo da settembre 2003 a gennaio 2004, l’esenzione dall’obbligo di acquisire i crediti sarà valida esclusivamente per l’anno 2003, ossia per l’anno 2003 non si devono acquisire i crediti. Eventuali crediti percepiti nell’anno di esenzione non possono essere portati in detrazione per l’anno successivo, in quanto vengono assorbiti dal diritto di esonero vantato dall’operatore per le tipologie indicate precedentemente.

FAQ APPRENDISTATO


L’apprendistato è un contratto di lavoro subordinato comprensivo di formazione. Il datore di lavoro è obbligato a corrispondere al lavoratore apprendista, oltre la retribuzione per la prestazione lavorativa, anche la formazione necessaria per poter conseguire la professionalità richiesta dalle mansioni svolte. Pertanto, per il giovane apprendista, il contratto di apprendistato è contemporaneamente un periodo di lavoro e di formazione.

L’apprendistato, a seconda della tipologia, è un contratto dedicato ai giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni. Tutti gli Apprendisti assunti dopo la data del 25 aprile 2012 sono tenuti ad effettuare almeno 40 ore di formazione di base per ogni anno di contratto, con la possibilità di ridurre il monte ore nel caso in cui l’Apprendista sia laureato o diplomato.

Gli accordi interconfederali e i contratti collettivi stabiliscono la durata, anche minima, del contratto che, per la sua componente formativa non può comunque essere superiore a tre anni ovvero cinque per le figure professionali dell’artigianato. Fatto salvo il caso delle attività stagionali, il contratto di apprendistato ha una durata minima non inferiore a 6 mesi.

Ai sensi dell’art. 42 comma 7 del D.lgs 81/2015 il numero complessivo di apprendisti che un datore di lavoro può assumere, direttamente o indirettamente per il tramite delle agenzie di somministrazione di lavoro autorizzate non può` superare il rapporto di 3 a 2 rispetto alle maestranze specializzate e qualificate in servizio presso il medesimo datore di lavoro; tale rapporto non può superare il 100 per cento per i datori di lavoro che occupano un numero di lavoratori inferiore a dieci unità. E` in ogni caso esclusa la possibilità di assumere in somministrazione apprendisti con contratto di somministrazione a tempo determinato.
Il datore di lavoro che non abbia alle proprie dipendenze lavoratori qualificati o specializzati, o che comunque ne abbia in numero inferiore a tre, può assumere apprendisti in numero non superiore a tre. Tali disposizioni non si applicano alle imprese artigiane per le quali trovano applicazione le disposizioni di cui all’articolo 4 della legge 8 agosto 1985, n. 443.

Il sistema di incentivazione economica dell’apprendistato è costituito da: • Incentivi contributivi: Per le aziende sino a 9 dipendenti l’aliquota è pari al 10% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali (con il 5,84 % a carico dell’apprendista) . Per le aziende con un numero di dipendenti inferiore a 9 l’aliquota è pari al 1,5% nel primo anno, 3% nel secondo anno, 10% per gli anni successivi al secondo(con il 5, 84% a carico dell’apprendista). Per le assunzioni dal 1° gennaio 2012 sino al 31 dicembre 2016 la legge di stabilità 2012 (art. 22, comma 1) ha previsto lo sgravio contributivo del 100% per una durata massima di 3 anni (Circ. Inps 128/2012).

• Incentivi economici ovvero la possibilità di inquadrare il lavoratore fino a due livelli inferiori rispetto alla categoria spettante, in applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro, ai lavoratori addetti a mansioni o funzioni che richiedono qualificazioni corrispondenti a quelle al conseguimento delle quali è finalizzato il contratto ovvero, in alternativa, di stabilire la retribuzione dell’apprendista in misura percentuale e in modo graduale all’anzianità di servizio.
• Incentivi normativi: gli apprendisti non rientrano nel computo dei limiti numerici previsti da leggi e contratti collettivi per l’applicazione di particolari normative e istituti.
• Incentivi fiscali: il costo formativo dell’apprendista si deduce dalla base imponibile su cui si calcola l’IRAP.

E’ possibile assumere in apprendistato lavoratori beneficiari dell’indennità di mobilità o di trattamento di disoccupazione ai fini della loro qualificazione o riqualificazione. Per essi trovano applicazione le disposizioni in materia di licenziamenti individuali nonché, per la mobilità, il regime contributivo agevolato e l’incentivo di cui agli articoli 25, comma 9 e 8, comma 4 della legge 223/91.

Sono possibili tre tipi di percorsi formativi per l’apprendista: uno, con formazione esterna all’azienda; un secondo “misto” , e cioè con formazione sia interna, sia esterna all’azienda; infine uno esclusivamente aziendale.

Al termine del periodo di apprendistato il datore di lavoro attesta le competenze professionali acquisite dall’apprendista, dandone comunicazione alla struttura territoriale pubblica competente in materia di servizi all’impiego e rilasciandone copia al lavoratore, ciò dimostrerà l’assolvimento dell’obbligo di formazione da parte dell’azienda e dell’apprendista.

L’art. 42, comma 5 lett. b) stabilisce espressamente la possibilità di finanziare i percorsi formativi aziendali degli apprendisti per il tramite di fondi paritetici interprofessionali di cui all’art. 118 della legge 23 dicembre 2000 n. 388 e all’articolo 12 del D.lgs 276/2003 anche attraverso accordi con le Regioni e le province autonome di Trento e Bolzano.

Le aziende che non rispettano l’obbligo di partecipazione ai corsi di formazione esterni per i propri apprendisti (o non la realizzino se scelta al proprio interno) non possono godere delle agevolazioni contributive previste per il contratto di apprendistato. In caso di mancata erogazione della formazione, il datore di lavoro dovrà versare la differenza tra la contribuzione versata e quella dovuta con riferimento al livello di inquadramento contrattuale superiore che sarebbe stato raggiunto dal lavoratore al termine del periodo di apprendistato, maggiorata del 100%. La totale assenza della formazione può inoltre determinare la conversione del contratto in rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

In qualità di ente accreditato presso la Regione Lazio, HC Training ha la possibilità di partecipare, per conto delle Aziende, ai Bandi regionali per finanziare la formazione. Inoltre è in grado di supportare le Aziende in tutte le fasi: dalla partecipazione al Bando, alla iscrizione degli apprendisti, dalla realizzazione degli eventi formativi fino alla rendicontazione economica.

FAQ FONDI INTERPROFESSIONALI


I Fondi Paritetici Interprofessionali Nazionali per la Formazione Continua sono organismi di natura Associativa Paritetica istituiti ai sensi della legge 388/2000, costituiti dalle organizzazioni datoriali e dalle organizzazioni di rappresentanza sindacale maggiormente rappresentative sul piano nazionale, attraverso specifici Accordi Confederali.

La legge n. 388 del 2000 prevede la possibilità, da parte delle imprese, di destinare alla formazione e aggiornamento dei propri dipendenti la quota pari allo 0,30% dei contributi versati all’INPS come “contributo obbligatorio per la disoccupazione involontaria”.
In base alla suddetta norma, le aziende potranno utilizzare il contributo dei fondi paritetici interprofessionali per finanziare le attività formative per i propri lavoratori, sia residenziale, sia in FAD (Formazione A Distanza), SENZA NESSUN AGGRAVIO DI COSTI PER L’IMPRESA.

Sono tutti i lavoratori delle aziende aderenti singolarmente o in forma associativa (settoriale e territoriale) per i quali sono stati versati regolarmente i contributi integrativi di cui all’art.25 della legge n. 845/1978 e s.m. (contribuzione obbligatoria per la disoccupazione involontaria).

I fondi non hanno fini di lucro e hanno lo scopo di FINANZIARE INTERVENTI DI FORMAZIONE, INFORMAZIONE, ADDESTRAMENTO E AGGIORNAMENTO CONTINUO DEI LAVORATORI delle imprese associate per tutti i settori economici dell’industria, dell’agricoltura, del terziario e dell’artigianato.

Per aderire ad un Fondo le imprese interessate devono indicare la loro adesione in una delle righe disponibili dei quadri B e C del modello DM 10/2 in cui si indicheranno sia il nome del Fondo a cui si vuole aderire che il numero dei lavoratori interessati all’obbligo contributivo.
L’adesione va effettuata una sola volta e, salvo revoca espressa, si intende tacitamente prorogata. Le imprese dovranno manifestare la propria adesione utilizzando il modello di denuncia contributiva DM 10/2 relativo al primo periodo di paga utile. L’adesione si riterrà valida dal mese stesso in cui viene effettuata.
Ogni imresa può aderire ad un solo Fondo. Le imprese che hanno già aderito ad un Fondo hanno facoltà di revocare l’adesione e trasferire il proprio “Portafogli” presso un altro Fondo sempre tramite il modello DM 10/2.

HC Training è Provider di alcuni Fondi Interprofessionali, cioè è delegata a gestire la quota destinata alla Formazione nelle imprese aderenti al Fondo. Ha il compito quindi di presentare un Piano Formativo aziendale che contenga progetti ad hoc per le imprese aderenti.È altresì Soggetto Attuatore, con gestione operativa e finanziaria, delle attività formative svolte in favore dei dipendenti delle aziende beneficiarie, attività formative che possono avere diverse modalità:

• Formazione in aula
• Formazione a distanza (FAD o e-learning)
• Formazione esperienziale e simulazione (role playing, analisi dei casi, business game, team work)
• Affiancamento, Training on the job e coaching

Ha infine il compito di rendicontazione dei progetti formativi attuati.

FAQ GIORNALISMO


La FPC, Formazione Professionale Continua, è attività obbligatoria di aggiornamento, approfondimento e sviluppo delle conoscenze e delle competenze giornalistiche ai sensi dell'art. 3, comma 5, lett. b) della legge 148/2011. Il suo svolgimento è uno dei presupposti per la correttezza e la qualità dell'informazione.

L’obbligo è entrato in vigore il 1° gennaio 2014. Il periodo di formazione professionale continua è triennale. Il primo triennio ha iniziato a decorrere a gennaio 2014 e costituisce il riferimento temporale per tutti gli iscritti. L’anno formativo decorre dal 1° gennaio e termina il 31 dicembre.

L’obbligo formativo deve essere osservato da TUTTI i giornalisti in attività. Sono quindi tenuti a svolgere l’attività formativa i giornalisti iscritti all’Albo, siano essi Professionisti o Pubblicisti. Sono soggetti alla formazione anche i giornalisti in pensione che a vario titolo continuano a svolgere attività giornalistica. 

No, ma la registrazione è auspicabile per accelerare la procedura amministrativa e per velocizzare l'attribuzione dei crediti e il rilascio dell'attestato di frequenza.

I crediti sono erogati dall'Ordine solo quando HC Training ha comunicato la partecipazione al Corso del giornalista.

No, è rilasciato dall'Ordine dei Giornalisti solo quando HC Training ha comunicato la partecipazione al Corso del giornalista

FAQ SICUREZZA


Per ricoprire l’incarico di RSPP è necessario aver partecipato a specifici corsi di formazione, con verifica di apprendimento, adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorative; in materia di prevenzione e protezione dei rischi; anche di natura ergonomica e da stress lavoro-correlato; di organizzazione e gestione delle attività tecnico amministrative; di tecniche di comunicazione in azienda e di relazioni sindacali.

La durata di formazione per il datore di lavoro che ricopre l’incarico di RSPP cambia in relazione al livello di rischio della sua azienda:
• Rischio BASSO: 16 ore
• Rischio MEDIO: 32 ore
• Rischio ALTO: 48 ore

Il RSPP deve frequentare 3 moduli formativi individuati dal D.Lgs. 195/03 e cioè:
• Mod A di 28 ore
• Mod B da 12 a 68 ore a seconda del macrosettore di appartenenza dell'azienda
• Mod C di 24 ore

Il requisito essenziale per poter ricoprire il ruolo di RSPP è il diploma di scuola media superiore e avere le capacità professionali adeguate alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorative. Viene nominato dal Datore di Lavoro che comunque non sarà esonerato dalla propria responsabilità in materia. I corsi avranno dei test in itinere e un colloquio finale con attestazione del superamento del percorso formativo.

I datori di lavoro che svolgono il ruolo da responsabili dei servizi di prevenzione e protezione sono tenuti a frequentare corsi di aggiornamento secondo gli indirizzi nelle modalità e nelle tempistiche definite nell’accordo Stato-regioni del 21/12/2011. La durata dell’aggiornamento obbligatorio per i datori di lavoro è quinquennale in relazione del livello di rischio dell’attività.
Aggiornamento annuale
Rischio BASSO 1,2 ore
Rischio MEDIO 2 ore
Rischio ALTO 3 ore
Totale aggiornamento in 5 anni
Rischio BASSO 6 ore
Rischio MEDIO 10 ore
Rischio ALTO 14 ore

I RSPP dipendenti o esterni all’azienda devono frequentare corsi di aggiornamento per un totale di 40 o 60 ore ogni 5 anni

Al datore di lavoro con l’incarico di RSPP che non adempie all’obbligo di formazione per il ruolo che ricopre è inflitta la sanzione di: arresto da 3 a 6 mesi o ammenda da € 2.500,00 a € 6.400,00. Nota: L'arresto è da 4 a 8 mesi nelle aziende a rischio rilevante o con esposizione a rischi biologici (Gr. 3 o 4), ATEX, cancerogeni o mutageni, amianto, cantieri > 200 u/g e con presenza di più imprese, miniere e ricovero e cura con più di 50 lavoratori.

Il D.Lgs. 81/08 impone che il datore di lavoro fornisca ai suoi lavoratori e dipendenti una formazione minima obbligatoria sulla sicurezza sul lavoro.
Rientra quindi nei diritti dei lavoratori ricevere tale formazione come stabilito all’art 44 del Decreto Legislativo 81/08 “Diritto di ricevere informazioni e formazione, di partecipare ed essere consultati sulle questioni che riguardano la sicurezza e la salute nel luogo di lavoro.”.
L’accordo Stato Regioni del 2011 (21 dicembre) fornisce indicazioni precise e tutte le direttive sui termini minimi della formazione.

Il D.Lgs. 81/08 impone che il datore di lavoro fornisca ai suoi lavoratori e dipendenti una formazione minima obbligatoria sulla sicurezza sul lavoro.
Rientra quindi nei diritti dei lavoratori ricevere tale formazione come stabilito all’art 44 del Decreto Legislativo 81/08 “Diritto di ricevere informazioni e formazione, di partecipare ed essere consultati sulle questioni che riguardano la sicurezza e la salute nel luogo di lavoro.”. L’accordo Stato Regioni del 2011 (21 dicembre) fornisce indicazioni precise e tutte le direttive sui termini minimi della formazione.

Tutti i lavoratori di tutti i settori devono essere formati. La formazione dei lavoratori ha carattere obbligatorio ed è organizzata in due moduli personalizzati a seconda del livello di rischio del settore a cui appartiene l’azienda.
Il primo modulo ha carattere generale per tutti e la sua durata è di 4 ore mentre il secondo ha una durata che varia appunto in funzione del livello di rischio di cui sopra:
Rischio basso: 4 ore (8 totali)
Rischio medio: 8 ore (12 totali)
Rischio alto: 12 ore (16 totali)

Durante il primo modulo vengono fornite ai lavoratori nozioni generali sulla sicurezza sul lavoro mentre il secondo più specifico approfondisce i rischi specifici del settore lavorativo a cui si appartiene.

Dopo la formazione obbligatoria il datore di lavoro deve adempiere all’aggiornamento continuo del lavoratore che è quantificabile in 6 ore ogni 5 anni per tutti i settori. L’accordo invita a distribuire l’aggiornamento durante tutto il periodo dei 5 anni quindi con corsi di 1,2 ore per anno.

Per il datore di lavoro che non adempie all’obbligo di formazione dei lavoratori in relazione alla mansione svolta nell’ambito dell’azienda è prevista la sanzione di arresto da 2 a 4 mesi o ammenda da 1.200,00 a 5.200,00 €. Per il lavoratore che non partecipa alla formazione indicata è prevista la sanzione di arresto fino a 1 mese o ammenda da 200,00 a 600,00 €.

Il comma 6 dell’art. 37, si ribadisce che la formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti deve essere periodicamente ripetuta in relazione all’evoluzione dei rischi o all’insorgenza dei nuovi rischi; quindi sulla base della valutazione dei rischi effettuata dal datore di lavoro, tutte le aziende, indipendentemente dal numero di lavoratori occupati, sono tenute a ripetere la formazione suddetta al verificarsi dei presupposti sopra sottolineati.

La normativa attuale prevede che anche in caso di un solo dipendente, questi effettui il corso RLS da 32 ore.

Al datore di lavoro che non adempie alla formazione obbligatorio del RLS (eletto dai lavoratori) è inflitta la sanzione di: arresto da 2 a 4 mesi o ammenda da 1.200,00 a 5.200,00 €.

La formazione dei Preposti è stata definita con l’accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano entrata in vigore il 26/1/2012 e prevede che: oltre alla formazione per i lavoratori il Preposto deve frequentare un corso della durata minima di 8 ore e un aggiornamento quinquennale di 6 ore.

La formazione del Dirigente è stata definita con l’accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano entrata in vigore il 26/1/2012 e prevede che: il Dirigente deve frequentare un corso della durata minima di 16 ore e un aggiornamento quinquennale di 6 ore.

Frequentano apposito corso di formazione ai sensi del Decreto del Ministero degli Interni di 4, 8 o 16 ore (in funzione del rischio incendio per il quale è stata classificata l’azienda in cui lavora).

Il D.Lgs 81/08 ha introdotto l’obbligo di aggiornamento per gli addetti antincendio. In base all’articolo 37 comma 9 del D. Lgs 81/08 i lavoratori incaricati dell’attività di prevenzione incendi e lotta antincendio, devono ricevere un’adeguata e specifica formazione e un aggiornamento periodico. Il 23/02/2011 con lettera circolare n. 12653 del Ministero dell’Interno, il Dipartimento dei Vigili del Fuoco del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile-Direzione Centrale per la formazione ha fornito ai Comandi Provinciali del VV.F. indicazioni sui programmi, i contenuti e la durata dei corsi di aggiornamento. Per quanto concerne la periodicità, si ritiene applicabile la medesima del D.M. 388/03 per gli addetti al Primo Soccorso che indica, la necessità di un aggiornamento ogni 3 anni.

Le norme che definiscono la formazione e l’aggiornamento dei RSPP, lavoratori, preposti e dirigenti sono contenute nell’accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2011, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (G.U.) n. 8 del 11 gennaio 2012. In questo accordo sono specificati i contenuti e la durata dei corsi sia di formazione che di aggiornamento obbligatori, in relazione al codice ATECO e al livello di rischio dell’azienda, come previsti dall’articolo 37 del D.Lgs. 81/08